Attesa, prudenza e investimenti mirati: il 2026 delle imprese secondo Confapi

Sul fronte degli ordini, prevale una visione attendista con il 52% delle imprese di Piacenza prevede livelli invariati, mentre il 27% si attende un aumento e il 21% una diminuzione

Filippo Lezoli
|22 ore fa
Attesa, prudenza e investimenti mirati: il 2026 delle imprese secondo Confapi
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La metafora è sportiva: «Sul campo non avanziamo di un metro». Però neppure si retrocede, verrebbe da dire. «Attesa», «cautela» e «tenuta» sono le parole più utilizzate da Giangiacomo Ponginibbi e Andrea Paparo, rispettivamente presidente e direttore di Confapi Industria Piacenza, nell’illustrare l’indagine congiunturale relativa ai dati 2025 e alle previsioni dell’anno appena cominciato per le piccole e medie imprese piacentine. Sono 150 le aziende coinvolte iscritte a Confapi, la maggior parte con meno di 50 dipendenti, ma non micro imprese, di conseguenza, come ha sottolineato Paparo, la parte «più rilevante del tessuto economico piacentino».
Le aspettative per il 2026, e in particolare per il primo semestre, sono come detto contraddistinte da un clima di cautela. Il 53% delle imprese di Piacenza prevede una produzione stabile, mentre il 24% si attende un aumento e il 23% una diminuzione. Anche il fatturato è atteso prevalentemente stabile dal 52% delle aziende, con una quota pari al 26% che prevede una crescita e il 22% che teme una flessione.
«Le aspettative per il 2026 ci dicono chiaramente che le imprese non vedono ancora un punto di svolta - fa presente il direttore - le previsioni di crescita e di calo si equivalgono, mentre prevale l’attesa. È un segnale di incertezza che non va sottovalutato».
Il nodo principale resta il mercato interno, il 36% delle imprese piacentine prevede nel 2026 una riduzione del fatturato in Italia, a fronte del 21% che ipotizza una crescita; il restante 43% si attende una sostanziale stabilità. Più equilibrate le aspettative sui mercati esteri, dove oltre il 70% delle aziende prevede volumi invariati.
«Il mercato interno resta l’anello debole - spiega Paparo - oltre un terzo delle imprese prevede una riduzione del fatturato in Italia: è un dato che riflette la debolezza della domanda e la pressione sui consumi, soprattutto per le Pmi. L’export continua invece a svolgere un ruolo di stabilizzazione, ma non di traino». Attesa di tempi migliori e investimenti selettivi sembrano essere la strada da seguire per gli imprenditori piacentini.
Gli investimenti programmati non hanno carattere espansivo: solo il 36% degli intervistati prevede investimenti, di cui il 58% per macchinari, il 64% non ha in programma alcun investimento. «Un dato quest’ultimo che un po’ preoccupa» commenta Paparo, che parla di propensione agli investimenti «solo se necessari, ad esempio per l’obsolescenza di un macchinario, ma non l’acquisto per avviare una nuova produzione». Scelte mirate, dunque, con l’obiettivo della tenuta dei margini piuttosto che di crescita.