Agrifood, innovazione e lavoro trainano il settore

Il preside Lucini: «Occupazione vicina al 100% per i nostri laureati. Le imprese cercano competenze che oggi faticano a trovare»

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Agrifood, innovazione e lavoro trainano il settore
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L’agroalimentare affonda le proprie radici nei campi e nelle aziende agricole, ma oggi si estende ben oltre. Significa ricerca, sostenibilità, biotecnologie, sicurezza alimentare, intelligenza artificiale, consulenza e management. Un comparto che continua a crescere e che, secondo le principali analisi internazionali, sarà tra quelli maggiormente strategici nei prossimi anni. Ne è convinto il professor Luigi Lucini, ordinario di Chimica Agraria e nuovo preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, che fotografa un settore in piena evoluzione e con prospettive occupazionali decisamente interessanti.
Luigi Lucini, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica
Luigi Lucini, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica
«Le più recenti rilevazioni interne della Facoltà parlano da sole. L’82% dei nostri laureati trova lavoro già entro un anno dal conseguimento del titolo, mentre a tre e cinque anni il tasso di occupazione raggiunge il 100%. Si tratta di dati superiori alla media nazionale, che dimostrano quanto il settore agroalimentare continui a offrire opportunità concrete e molto diversificate».
Il luogo comune che identifica il laureato in Agraria esclusivamente con la professione di agronomo appartiene ormai al passato. Oggi gli sbocchi professionali sono molto più ampi. «Circa la metà dei nostri laureati trova impiego nell’industria agroalimentare, ma molti lavorano anche nei comparti della chimica, della farmaceutica e delle biotecnologie. Altri operano nei laboratori di analisi, nella consulenza tecnica, nella sicurezza alimentare, nella libera professione o in ambiti emergenti come l’agrovoltaico. È un settore estremamente eterogeneo che richiede competenze sempre più trasversali». La richiesta del mercato continua però a superare l’offerta. «Secondo le rilevazioni il 67% delle aziende del comparto dichiara di avere difficoltà nel reperire personale qualificato. È un dato che racconta bene la situazione attuale: le imprese cercano professionisti preparati e il fabbisogno continuerà a crescere».
Anche le trasformazioni tecnologiche stanno ridisegnando il settore. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e le nuove tecniche genomiche stanno cambiando il modo di produrre e di fare ricerca. «L’innovazione sta entrando in tutte le fasi della filiera agroalimentare. Pensiamo alle nuove Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che aprono prospettive molto importanti nello sviluppo di varietà vegetali più resistenti ai cambiamenti climatici, oppure all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione delle produzioni e nell’analisi dei dati. Sono sfide sulle quali la nostra Facoltà lavora già oggi e che nei prossimi anni diventeranno sempre più centrali».
Per questo motivo scegliere un percorso universitario in questo ambito significa investire su un settore destinato a mantenere un ruolo strategico. «L’agroalimentare continuerà a essere uno dei pilastri dell’economia. A differenza di altri comparti, non conosce veri e propri cicli di crisi perché produrre cibo resterà sempre una necessità primaria. Cambiano gli strumenti, cambiano le competenze richieste, ma il settore continua a innovarsi e ad assorbire professionalità sempre nuove».
Il consiglio ai ragazzi che stanno scegliendo il proprio futuro universitario è chiaro. «Direi di guardare oltre gli stereotipi. Oggi una laurea della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali apre strade molto più ampie di quanto si pensi: dalla ricerca alla sostenibilità, dalla sicurezza alimentare al marketing, dalla consulenza alle grandi filiere internazionali e agli enti ufficiali del food. Il percorso triennale offre già ottime opportunità occupazionali, ma la laurea magistrale rappresenta certamente un valore aggiunto, anche in termini economici già a 5 anni di lavoro. Investire oggi nella cultura agroalimentare significa investire in uno dei settori più solidi e dinamici del futuro». Per il nuovo preside, dunque, il messaggio è semplice quanto concreto: il futuro dell’agrifood non riguarda soltanto chi produrrà il cibo di domani, ma chi saprà governare un sistema sempre più innovativo, sostenibile e internazionale. Un mondo che cerca competenze e che, oggi più che mai, fatica a trovarle.

L’evoluzione del settore: «Servono capacità trasversali e visione»

Se fino a pochi anni fa il laureato in Scienze agrarie veniva associato quasi esclusivamente a un profilo tecnico, oggi il panorama è profondamente cambiato. Le aziende cercano professionisti capaci non solo di innovare sul piano scientifico, ma anche di guidare organizzazioni, coordinare team e gestire processi sempre più complessi. Una trasformazione che emerge con chiarezza anche dai dati raccolti dalla Facoltà: «Uno degli aspetti più interessanti è che - commenta il preside Lucini - circa il 24% dei nostri laureati ricopre oggi ruoli di responsabilità gestionale. È un dato che testimonia come il settore richieda sempre più figure con competenze trasversali: non bastano solide basi tecnico-scientifiche, servono anche capacità organizzative, visione strategica e competenze nella gestione delle persone e dei processi. È questa la direzione verso cui si sta evolvendo il mondo dell’agrifood».

Michele Amigoni (Barilla): «Oggi fanno la differenza curiosità e lavoro di squadra»

Michele Amigoni, responsabile RDQ del Gruppo Barilla 
Michele Amigoni, responsabile RDQ del Gruppo Barilla 
Da oltre trent’anni in Barilla, Michele Amigoni ha attraversato ruoli e responsabilità differenti all’interno del gruppo, costruendo un percorso professionale che lo ha portato oggi a ricoprire il ruolo di responsabile RDQ del Gruppo Barilla, area che comprende ricerca, sviluppo e qualità. Un’esperienza maturata tra innovazione, processi produttivi e gestione di team complessi, che oggi lo porta anche a confrontarsi con il mondo universitario e con la formazione delle nuove generazioni.
Tra le realtà con cui dialoga da tempo c’è anche la Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica che coinvolge professionisti e figure apicali delle imprese per avvicinare gli studenti alle esigenze concrete del settore agroalimentare. «Il comparto oggi richiede competenze sempre più multidisciplinari - spiega Amigoni - in Barilla lavorano agronomi, tecnologi alimentari, ingegneri di processo, chimici, specialisti della qualità e della ricerca. La complessità delle organizzazioni moderne impone figure capaci di dialogare con ambiti diversi e di muoversi tra innovazione, produzione e sostenibilità».
Secondo Amigoni, la preparazione tecnica resta fondamentale, ma da sola non basta più. «Le competenze scientifiche sono la base, però oggi servono persone curiose, flessibili e capaci di lavorare in gruppo. Bisogna saper collaborare con interlocutori di età, culture e professionalità differenti». Un cambiamento che riguarda anche il rapporto tra università e imprese. Dal suo osservatorio, Amigoni riconosce l’alto livello teorico della formazione italiana, ma evidenzia anche alcune criticità: «I neolaureati arrivano spesso con una preparazione scientifica molto solida, ma talvolta manca una maggiore esperienza applicativa. Servirebbero più impianti pilota, più ricerca applicata e più occasioni concrete di contatto con il mondo produttivo».
Nel panorama universitario, Amigoni individua nella Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali un modello particolarmente vicino alle esigenze delle imprese. «L’Università Cattolica ha la capacità di costruire percorsi che uniscono teoria e applicazione pratica. È molto importante anche il lavoro svolto per creare un dialogo continuo con aziende, professionisti e manager del settore: questo permette agli studenti di confrontarsi direttamente con la realtà del lavoro e comprendere meglio le dinamiche delle imprese».
Accanto alle competenze tecniche, assumono sempre più valore le cosiddette soft skills. «Le aziende cercano persone preparate, ma anche capaci di creare relazioni sane e costruttive. Problem solving, adattabilità e capacità di lavorare in team fanno la differenza. Oggi non basta sapere risolvere un problema: conta anche il modo in cui ci si relaziona». Tra gli aspetti destinati a incidere maggiormente sul futuro del settore agroalimentare, Amigoni cita anche la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale. «Gli strumenti digitali e l’IA stanno diventando parte integrante del nostro modo di lavorare. Non si tratta di sostituire le persone, ma di imparare a utilizzare queste tecnologie in modo intelligente per migliorare processi, qualità e capacità decisionale».

Rachele Patelli, una carriera costruita sul campo, tra vigne e cantina

Rachele Patelli
Rachele Patelli
Tra ettari di filari, vendemmie e alcune esperienze all’estero, Rachele Patelli ha trasformato una curiosità nata nella sua Franciacorta in una professione costruita giorno dopo giorno sul campo. Ventotto anni, laureata magistrale nel 2024 in Viticoltura ed Enologia (Sustainable Viticulture and Enology) all’Università Cattolica di Piacenza, oggi lavora come enologa alla Tenuta Calimaia di Montepulciano, in provincia di Siena, realtà del gruppo Marchesi Frescobaldi.
Un percorso nato dal desiderio di un lavoro concreto, legato alla natura e alla possibilità di conoscere luoghi, persone e culture diverse attraverso il vino. «Dopo le superiori la mia scelta aveva sorpreso molti, anche in famiglia, perché arrivavo da un percorso classico e sembrava una strada molto diversa rispetto a quello che ci si aspettava da me – racconta Rachele - però sentivo che non mi sarei mai immaginata in una città, seduta tutto il giorno dietro a una scrivania. Avevo bisogno di un lavoro che mi tenesse a contatto con la natura, che mi permettesse di viaggiare e conoscere realtà diverse».
Durante gli anni universitari a Piacenza, nelle aule di Scienze Agrarie, la passione è crescita. Prima la laurea triennale in Scienze e Tecnologie Agrarie con indirizzo Viticoltura ed Enologia, poi la magistrale nel profilo internazionale “Sustainable Viticulture and Enology”, progettato per affrontare le nuove sfide del settore vitivinicolo tra sostenibilità, innovazione e apertura internazionale. «L’università mi ha dato una preparazione tecnica molto solida. In Cattolica ho incontrato docenti che sono punti di riferimento internazionali nei loro ambiti, ma porto con me anche un’eredità umana fatta di amicizie e rapporti che durano nel tempo».
Per Patelli, decisivo è stato anche l’approccio multidisciplinare: «Oggi è fondamentale avere una visione ampia, saper guardare i problemi da prospettive diverse e poi entrare nel dettaglio. È una mentalità che aiuta molto nel lavoro quotidiano». Dal 2024 è entrata nel gruppo Frescobaldi, una delle realtà storiche del vino italiano. «Per me è una grande soddisfazione. È il coronamento di anni di studio. Lavorare in un gruppo così importante significa confrontarsi ogni giorno con professionisti da cui imparare continuamente. La cosa più bella è vedere che riesco davvero a mettere in pratica quello che ho imparato in facoltà». Il lavoro in cantina e in vigneto, spiega, richiede competenze molto diverse tra loro. «Servono tre cose: una preparazione tecnica solida, tanta esperienza pratica e la volontà di continuare a imparare. Consiglio sempre di fare esperienze all’estero: vedere modi diversi di fare enologia apre la mente e arricchisce tantissimo».

Il vino, uno sguardo oltre i confini

Negli ultimi anni Rachele ha maturato esperienze in alcune delle principali aree vitivinicole mondiali, dalla Napa Valley alla Valle del Rodano, fino alla recente vendemmia in Nuova Zelanda, nella regione di Marlborough. «È stata un’esperienza molto formativa, anche grazie al supporto di Frescobaldi, che investe molto nella formazione degli enologi. Ho potuto conoscere un modo diverso di lavorare, soprattutto per organizzazione e volumi produttivi», racconta. Uno sguardo che si allarga poi alle sfide del settore: «Sostenibilità, innovazione e cambiamento climatico sono ormai realtà quotidiane. Le nuove generazioni dovranno affrontarle con strumenti adeguati, e il ruolo dell’università sarà fondamentale. La sostenibilità non è solo tecnica, ma un modo di pensare il lavoro e le sue scelte».