Diletta, piacentina a causa del terremoto. «Per il Friuli c’è un prima e un dopo»
Quando la terra ha tremato, i genitori sono sfollati a Piacenza ospitati dallo zio Roberto: quel giorno ha segnato il mio destino
Filippo Lezoli
|12 ore fa

La faglia che cinquant’anni fa ha scosso dalle fondamenta il Friuli ha fratturato le cose e il tempo. Ha provocato 990 vittime, polverizzato paesi, ma per 100mila sfollati, dice Roberto Lesa, ha anche tracciato un confine. Una cesura nella terra e nelle teste degli uomini. «Sono stati 59 secondi che hanno diviso la storia del Friuli in un prima e in un dopo» dice l’uomo, originario di San Daniele, che all’epoca era da tre anni stabilmente a Piacenza, dove aveva trovato moglie e dove dirigeva la scuola Olivetti sul Pubblico Passeggio. A San Daniele aveva però gli affetti più cari, i genitori e il fratello Vittorio.
Roberto Lesa, 75 anni, la sera del 6 maggio 1976 è al Teatro Municipale. «Non avevamo sentore di quanto accaduto - racconta - qualche notizia era sì trapelata, ma la portata del cataclisma si comprese soltanto la mattina dopo». Lesa riavvolge il nastro dei sentimenti provati quando si svegliò venerdì 7 maggio.
A San Daniele i morti saranno cinque. Le case del centro storico sono danneggiate. I residenti devono lasciarle. La casa della famiglia Lesa è lì, non lontano dal campanile in parte crollato. Così il fratello e la moglie arrivano a Piacenza, a casa di Roberto. «Il parto era imminente - racconta quest’ultimo - mia moglie ha portato Sandra dal suo ginecologo e la gravidanza è stata portata a termine qui».
Dodici giorni dopo la scossa, il 18 maggio, Diletta Lesa nasce all’ospedale di via Taverna. Piacentina per terremoto, qui visse i suoi primi giorni da sfollata. Oggi ha 50 anni, come la scossa che travolse il Friuli, e abita a Udine.
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