Spaccio nascosti nei campi di mais, «non ci sentiamo sicuri»
I residenti di San Protaso chiedono maggiori controlli da parte dei carabinieri
Redazione Online
|4 ore fa

Con l’estate ormai nel pieno e la crescita del mais nei campi attorno San Protaso, torna una preoccupazione che i residenti conoscono ormai da anni. La vegetazione alta viene infatti indicata come luogo di ritrovo per presunte attività di spaccio. Una situazione che, pur non avendo coinvolto direttamente molti cittadini, ha finito per modificare le abitudini quotidiane di chi vive nella piccola frazione di Fiorenzuola.
«Ero abituata, soprattutto d’estate, ad andare a camminare dopo cena - racconta una residente -. Mi è capitato di sentirmi seguita e osservata. Oggi ho paura a percorrere alcuni tratti di strada. Anche mia figlia, che ama passeggiare, ha vissuto episodi simili. È triste non sentirsi sicuri in un paese di campagna». La donna spiega di aver sentito di diverse segnalazioni ai carabinieri e aggiunge: «In tutti questi anni, non ho mai visto una pattuglia passare in quella zona. Anche solo una presenza più frequente potrebbe fare da deterrente».
Un pensionato invita a non liquidare il problema come una semplice sensazione. «Oggi si parla tanto di percezione, come se fosse qualcosa di immaginario. Ma quando una macchina rallenta, ti segue mentre cammini e osserva i tuoi movimenti, quella non è percezione: è realtà. Dal momento in cui mi sento costretto a guardarmi continuamente alle spalle, la mia libertà viene limitata».
Le testimonianze descrivono uno schema ricorrente. «Quando il mais è alto il movimento aumenta - racconta un altro residente -, vedi arrivare le auto, una persona scende, entra nel campo, poi arriva un’altra macchina e riparte. È un giro continuo». Lo stesso cittadino riferisce di aver contattato i carabinieri, che gli avrebbero confermato di conoscere il fenomeno. «Mi hanno detto che stavano lavorando per risalire ai livelli più alti dello spaccio. Alcune auto sono sparite dopo le segnalazioni, ma il problema non è scomparso».

