Rob Stoner: «Nessuno è come Bob Dylan, "Desire" è un capolavoro grazie all'empatia»
Il bassista e arrangiatore, al suo fianco per tre anni, si esibirà al President venerdì 15 maggio con Scarlet Rivera, Vinicio Capossela ed altri per l'apertura del Festival Blues 2026 "Dal Mississippi al Po"

Eleonora Bagarotti
|10 ore fa

Bob Dylan e Rob Stoner
Conto alla rovescia per la Bob Dylan Night, con special guest Vinicio Capossela e l’omaggio ai 50 anni del celebre album-capolavoro dylaniano “Desire”, venerdì 15 maggio alle ore 21.30 al President (biglietti su Ticketone.it). L’evento aprirà il Festival Blues “Dal Mississippi al Po” di Fedro e ospiterà numerosi artisti, tra i quali spiccano la violinista Scarlet Rivera e il bassista Rob Stoner, al fianco di Dylan in studio e nella leggendaria Rolling Thunder Revue.
Rob Stoner, cosa significa per lei proporre dal vivo i brani di “Desire” 50 anni dopo?
«È una cosa meravigliosa il fatto che una musica creata 50 anni fa sia ancora rilevante e celebrata da tantissime persone. È folle e bellissimo che un album registrato praticamente nell’arco di una sola notte abbia tenuto testa al tempo e sia considerato un capolavoro nella carriera di Dylan. Il singolo “Hurricane” è stupefacente e dura 8 minuti! Io ho suonato il basso solo in un altro brano che dura 8 minuti: “°American Pie” del 1971».
«È una cosa meravigliosa il fatto che una musica creata 50 anni fa sia ancora rilevante e celebrata da tantissime persone. È folle e bellissimo che un album registrato praticamente nell’arco di una sola notte abbia tenuto testa al tempo e sia considerato un capolavoro nella carriera di Dylan. Il singolo “Hurricane” è stupefacente e dura 8 minuti! Io ho suonato il basso solo in un altro brano che dura 8 minuti: “°American Pie” del 1971».
Che tipo di rapporto, artistico e umano, la lega oggi a Scarlet Rivera?
«Scarlet ed io siamo diventati famosi grazie a Dylan, che ha creduto nelle nostre abilità per realizzare la sua visione. Abbiamo condiviso quell’esperienza insieme a un gruppo di musicisti pazzeschi. Bob scelse noi, Howie Wyeth e Emmylou Harris per “Desire” anche se eravamo giovani e non ancora professionisti».
«Scarlet ed io siamo diventati famosi grazie a Dylan, che ha creduto nelle nostre abilità per realizzare la sua visione. Abbiamo condiviso quell’esperienza insieme a un gruppo di musicisti pazzeschi. Bob scelse noi, Howie Wyeth e Emmylou Harris per “Desire” anche se eravamo giovani e non ancora professionisti».
Perché “Desire” è ancora un punto riferimento, secondo lei?
«È indefinibilmente eterno. Nessun altro album ha lo stesso sound ed è caratterizzato da una tale “complessa semplicità”. Gli elementi sonori sono misteriosamente legati gli uni agli altri grazie a un interplay comunitario e al brillante engineer Don Meehan. Le improvvisazioni bluesy di Scarlet sono sostenute, con il vibrato e l’atmosfera soul della chitarra, una Les Paul attraverso un autoparlante Marshall Stack... su uno strumento acustico! Un altro elemento importante:la collaborazione tra Bob e il co-autore Jacques Levy. Il successo dell’album è stato decretato anche dal primo posto nelle classifiche americane per 5 settimane. E pensare che Dylan, insoddisfatto in precedenza da altri musicisti, ha registrato “Desire” per un caso fortuito. Ha colto al volo il mio suggerimento di registrarlo in una sola sessione con un gruppo minimale che includeva il batterista della mia band, Howie Wyeth. Il trio strumentale - Scarlet, Howie ed io - non aveva mai suonato insieme prima della notte del 30 luglio 1975. La “chimica” con Bob ed Emmylou è scattata all’istante, abbiamo registrato 10 canzoni nella prima sessione, incluse le outtake non incluse nell’album: “Rita May”, “Abandoned Love”, “Golden Loom” e altre».
«È indefinibilmente eterno. Nessun altro album ha lo stesso sound ed è caratterizzato da una tale “complessa semplicità”. Gli elementi sonori sono misteriosamente legati gli uni agli altri grazie a un interplay comunitario e al brillante engineer Don Meehan. Le improvvisazioni bluesy di Scarlet sono sostenute, con il vibrato e l’atmosfera soul della chitarra, una Les Paul attraverso un autoparlante Marshall Stack... su uno strumento acustico! Un altro elemento importante:la collaborazione tra Bob e il co-autore Jacques Levy. Il successo dell’album è stato decretato anche dal primo posto nelle classifiche americane per 5 settimane. E pensare che Dylan, insoddisfatto in precedenza da altri musicisti, ha registrato “Desire” per un caso fortuito. Ha colto al volo il mio suggerimento di registrarlo in una sola sessione con un gruppo minimale che includeva il batterista della mia band, Howie Wyeth. Il trio strumentale - Scarlet, Howie ed io - non aveva mai suonato insieme prima della notte del 30 luglio 1975. La “chimica” con Bob ed Emmylou è scattata all’istante, abbiamo registrato 10 canzoni nella prima sessione, incluse le outtake non incluse nell’album: “Rita May”, “Abandoned Love”, “Golden Loom” e altre».

Dylan per me è un’immensità indefinibile... qual è la sua opinione?
«Non c’è nessuno come Bob Dylan. È la persona più intelligente che abbia mai conosciuto, la cui mente funziona come un’onda di luce rarefatta. Sono onorato di aver lavorato a stretto contatto con lui per tre irripetibili anni. Mi ha chiesto di guidare la sua band, di aiutarlo nel suo show e di arrangiare i brani. Io ne ero entusiasta. Bob non mi ha mai detto come dovevo suonare o cantare. Eravamo anime affini che si capivano senza bisogno di spiegazioni, il nostro rapporto artistico si basava su fiducia reciproca e istinto».
«Non c’è nessuno come Bob Dylan. È la persona più intelligente che abbia mai conosciuto, la cui mente funziona come un’onda di luce rarefatta. Sono onorato di aver lavorato a stretto contatto con lui per tre irripetibili anni. Mi ha chiesto di guidare la sua band, di aiutarlo nel suo show e di arrangiare i brani. Io ne ero entusiasta. Bob non mi ha mai detto come dovevo suonare o cantare. Eravamo anime affini che si capivano senza bisogno di spiegazioni, il nostro rapporto artistico si basava su fiducia reciproca e istinto».
La Rolling Thunder Revue era fantastica! Me ne parli, mi racconti tutto quello che vuole... tanto io la ascolterei per giorni interi.
«Levon Helm, Robbie Robertson e Rick Danko di The Band mi hanno detto che Dylan da anni parlava di un tour itinerante con tratti da varietà-carnevalesco. Bob si è sempre re-inventato durante la prima parte della sua carriera e in quel momento un circo sonoro di 4 ore era la sua idea sperimentale. Durante le session di “Desire” mi chiese di aprire gli show. Gli ospiti delle tappe del tour includevano artisti che lo avevano influenzato: Joan Baez, Jack Elliott, Allen Ginsberg e Roger McGuinn. La loro presenza dava ai concerti un taglio storico-biografico. Levy era un regista di successo a Broadway e la sua esperienza a 360 gradi in tutta l’organizzazione della “Rolling” è stata inestimabile. Abbiamo provato per una settimana, nell’ottobre del 1975, e sapevamo di avere una produzione che funzionava. La band di “Desire” era il nucleo della stage band, con l’aggiunta di Mick Ronson, David Mansfield e altri. Di tutti i musicisti con i quali ho lavorato, quello che mi ha influenzato di più è stato Link Wray. Anche Michael Brecker è stato importante per me».
«Levon Helm, Robbie Robertson e Rick Danko di The Band mi hanno detto che Dylan da anni parlava di un tour itinerante con tratti da varietà-carnevalesco. Bob si è sempre re-inventato durante la prima parte della sua carriera e in quel momento un circo sonoro di 4 ore era la sua idea sperimentale. Durante le session di “Desire” mi chiese di aprire gli show. Gli ospiti delle tappe del tour includevano artisti che lo avevano influenzato: Joan Baez, Jack Elliott, Allen Ginsberg e Roger McGuinn. La loro presenza dava ai concerti un taglio storico-biografico. Levy era un regista di successo a Broadway e la sua esperienza a 360 gradi in tutta l’organizzazione della “Rolling” è stata inestimabile. Abbiamo provato per una settimana, nell’ottobre del 1975, e sapevamo di avere una produzione che funzionava. La band di “Desire” era il nucleo della stage band, con l’aggiunta di Mick Ronson, David Mansfield e altri. Di tutti i musicisti con i quali ho lavorato, quello che mi ha influenzato di più è stato Link Wray. Anche Michael Brecker è stato importante per me».
Rob, lei è un mentore per tanti giovani musicisti. Cosa vorrebbe trasmettere a loro?
«Penso davvero che sia un grande onore ricevere il rispetto di tanti giovani musicisti. Il mio consiglio è quello di imparare, ascoltare, analizzare e assorbire OGNIgenere musicale: Gospel, Classica, Opera, Country, Italiana, Francese, Metal, Rap, Hip-Hop, Classico Indiano, EDM, Folk, Blues, Etnico, Pakistano, Cinese, Giapponese, Aborigeno, Africano, Motown, Middle Eastern, Broadway, Colonne Sonore, Bollywood, Latino, Spagnolo, Afro-Cubano, Soul, Reggae, Punk, Jazz, Elettronica, Funk, Soca, Bluegrass, Rock, Polka, Rockabilly, Music Hall Inglese, Andalusiano, Industrial, Dub, Caraibico, Americana, Disco, Hardcore, TUTTO!».
«Penso davvero che sia un grande onore ricevere il rispetto di tanti giovani musicisti. Il mio consiglio è quello di imparare, ascoltare, analizzare e assorbire OGNIgenere musicale: Gospel, Classica, Opera, Country, Italiana, Francese, Metal, Rap, Hip-Hop, Classico Indiano, EDM, Folk, Blues, Etnico, Pakistano, Cinese, Giapponese, Aborigeno, Africano, Motown, Middle Eastern, Broadway, Colonne Sonore, Bollywood, Latino, Spagnolo, Afro-Cubano, Soul, Reggae, Punk, Jazz, Elettronica, Funk, Soca, Bluegrass, Rock, Polka, Rockabilly, Music Hall Inglese, Andalusiano, Industrial, Dub, Caraibico, Americana, Disco, Hardcore, TUTTO!».

