Morte di Aurora, appello a luglio: dubbi sull'attendibilità dei testimoni

Il 13 luglio il ritorno in aula. L'ex fidanzato della 13enne è detenuto nel carcere minorile di Bologna da un anno e sette mesi

Paolo Marino
Paolo Marino
|3 ore fa
I palloncini per Aurora il giorno dopo la sua tragica scomparsa
I palloncini per Aurora il giorno dopo la sua tragica scomparsa
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Testimoni ritenuti inattendibili e contrastanti tra loro, fonoregistrazioni non perfettamente coincidenti con i verbali, valutazioni medico-legali definite «inaccettabili ». È su questi punti, già al centro dell’arringa difensiva in primo grado, che si fonderebbero in larga parte i motivi dell’appello nel processo per l’omicidio di Aurora Tila, la tredicenne morta il 25 ottobre 2024 dopo essere precipitata dal terrazzo del palazzo di via IV Novembre dove viveva con la madre. Se ne discuterà il 13 luglio prossimo di fronte alla Corte d’Appello del Tribunale per i minorenni di Bologna.
L’ex fidanzato, oggi diciassettenne, è ritenuto responsabile del delitto. Sarebbe stato lui - all’apice di un litigio scoppiato perché Aurora voleva porre fine alla relazione - a scaraventare la studentessa del Colombini oltre il parapetto, a batterle sulle dita con le ginocchia per farle mollare la presa disperata, facendola precipitare nel vuoto. Una caduta all’indietro, ha ricostruito il medico legale che ha eseguito l’autopsia, terminata con l’impatto fatale su un balcone sottostante.
Da un anno e sette mesi il giovane imputato è detenuto nel carcere minorile di Bologna e a novembre 2025 è stato condannato a 17 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dallo stalking. Il ragazzo ha sempre respinto le accuse, per quanto le sue ricostruzioni non abbiano mai convinto gli inquirenti.