Il vento sul Crociglia? «Scarso per l'eolico e ve lo dimostro»
Secondo l’esperto di micrometeorologia Uboldi, errori di calcolo, dati mancanti e stime “fantasiose” nel progetto di Ferriere Wind

Paola Brianti
|3 giorni fa

Quanto e quale vento tira sui crinali del Crociglia? Secondo Ferriere Wind Srl, che ha presentato al Ministero il progetto per un parco eolico da 7 aerogeneratori, ne tira tanto. Così tanto da poter produrre energia per 66,6 GWh/anno. Non la pensa così l’esperto di micrometeorologia Daniele Uboldi e sul sito del Ministero ha depositato un’osservazione che, calcolatrice alla mano, contesta le stime sull’energia prodotta: "Sono perlomeno fantasiose", dice.
Uboldi è piuttosto noto nel Parmense, dove da presidente sia di Legambiente Alta Val Taro, sia della Comunità energetica Appennino Ovest, ha portato avanti una battaglia senza requie contro i parchi eolici in montagna. E qualcuna l’ha anche vinta, proprio studiando i flussi del vento. "Perché - spiega - la legge Draghi del 2021 sulle Fonti rinnovabili stabilisce che la produzione di energia pulita sia un interesse sempre prevalente rispetto a qualsiasi altro portato avanti dalle comunità locali. Non conta alcun interesse privato, né relativo alla fauna o alla flora da tutelare, tantomeno al paesaggio. Ma se si dimostra che l’impianto è un inutile sacrificio perché il vento per le pale non c’è, si va a scardinare il meccanismo dell’interesse prevalente e così si può tutelare Ferriere. Dove, lo dicono i numeri, il poco vento che c’è è inadatto a un parco eolico".
La centralina "fantasma"
E allora Uboldi inizia partendo dai dubbi sulle rilevazioni indicate dal privato nella Relazione sulla producibilità attesa: «Della stazione anemometrica di riferimento, denominata Rif1, sappiamo che è situata "a circa 8,5 km" di distanza dall’impianto. Non è sufficiente: ometterne le coordinate esatte, rende impossibile ogni validazione scientifica indipendente».
Il software per pianure
Ma il fulcro della contestazione di Uboldi sta nel tipo di software utilizzato dal privato per stimare sull’anno il vento che soffia sul Crociglia: si chiama WAsP. Ed è sì uno standard internazionale, ma progettato per terreni piatti come le pianure danesi, non per le vette dell’Appennino. Mentre il software viene considerato inattendibile oltre una soglia di pendenza del 10%, l’azienda avrebbe, secondo l’esperto, «ignorato il cosiddetto parametro Rix, il Ruggedness Index, che misura la pendenza del terreno: sui crinali del Crociglia siamo al 63%». Quindi il modello matematico che sta alla base di ogni altro calcolo non descriverebbe il sito come realmente è.
Le turbine "stressate"
Ma perché è così importante valutare le pendenze? «Perché le turbine sono progettate per flussi di vento lineari. Dalle nostre parti però - continua Uboldi - accade che quando il vento incontra una pendenza sbatta contro il versante e, come un’auto da corsa in curva a velocità troppo alta, perda aderenza e sbandi. Diventa quindi un ammasso di correnti che si muovono in tutte le direzioni, creando vortici e turbolenze». Ovvero il peggior nemico degli aerogeneratori. Che sono come i girasoli: ruotano in cerca della corrente giusta, «ma il vento di montagna cambia in millesimi di secondo, la pala impiega molto più tempo a riposizionarsi, e spesso è troppo tardi».
Il vento quindi non produce energia pulita, «ma stress meccanico. E sta a significare che il poco vento che c’è sul Crociglia, è "sporco", totalmente inadatto a un aerogeneratore. È come se le pale venissero prese a sberle: diminuisce la loro vita utile e la resa crolla drasticamente». Le osservazioni di Uboldi suggeriscono in definitiva che l’energia realmente prodotta potrebbe essere inferiore del 40% rispetto a quanto stimato dal privato. Se queste analisi venissero confermate dalla Commissione tecnica del Ministero, il progetto di Ferriere non andrebbe solo a influire sul paesaggio, ma sarebbe, sostiene Uboldi, «un fallimento economico annunciato, basato su una sottostima sistematica dei rischi tecnici e della reale natura del vento appenninico».

