Il ministro Nordio a Piacenza: «Con la riforma, giudice davvero terzo e imparziale»
Auditorium di Sant'Ilario strapieno per l'incontro pubblico organizzato dal ministro Tommaso Foti. Per il Guardasigilli «un errore politicizzare il referendum sulla riforma della giustizia»

Marco Vincenti
|4 ore fa

«Un errore politicizzare il referendum sulla riforma della giustizia». Con queste parole il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto il suo intervento a Piacenza, dove è stato protagonista di un incontro pubblico organizzato dal ministro Tommaso Foti in un auditorium Sant’Ilario gremito oltre il tutto esaurito, tra sostenitori, amministratori e rappresentanti del territorio. «Con il sì rilanciamo la necessità di garantire realmente un giudice terzo e imparziale», ha ribadito il Guardasigilli, entrando nel merito del referendum sulla separazione delle carriere in magistratura. Nordio ha ricordato che «il referendum è un referendum confermativo di una legge approvata dal Parlamento. Non serve quorum quindi anche se andrà a votare una minoranza il risultato sarà valido», sottolineando come il tema centrale sia l’attuazione piena del principio costituzionale del giusto processo.
«Accusa e difesa devono dialogare e opporsi davanti a un giudice terzo e imparziale – ha spiegato – questo lo afferma la Costituzione. Peccato però che l’imputato potrebbe non sapere che quel pubblico ministero lo stesso giorno del processo potrebbe dare voti e incidere sul futuro della carriera di quel giudice. Ma allora questa terzietà va a farsi benedire». Da qui la necessità, secondo il ministro, di intervenire sulla struttura delle carriere: «In tutti i Paesi della democrazia occidentale le carriere non sono separate, ma separatissime». A introdurre l’evento, il ministro piacentino Tommaso Foti, che ha evidenziato come i due protagonisti del confronto - Nordio e il presidente della Scuola superiore della Magistratura Mauro Paladini - abbiano «un passato in comune: due ex magistrati, schierati per il sì», e ha messo in guardia dal rischio che il referendum venga trasformato in «un antipasto delle elezioni politiche».
«Noi pensiamo però che gli elettori debbano votare in merito a quella che è la proposta della riforma e non sui proponenti – ha aggiunto – vogliamo una giustizia più giusta e non imbrigliata nelle mani delle correnti». Durante la serata è intervenuto anche il presidente dell’Ordine degli avvocati di Piacenza, Franco Livera, che ha ricordato come «da sempre l’avvocatura aspira a un processo giusto» e ha definito la riforma «di buon senso», capace di superare «una stridente eccezione italiana nel panorama delle democrazie occidentali», quella della carriera unitaria. Sulla stessa linea anche il vicepresidente della Scuola superiore della magistratura, docente di diritto ed ex magistrato proprio qui a Piacenza, Mauro Paladini, che ha invitato a «leggere attentamente il testo» perché l’obiettivo è «realizzare il giusto processo con soltanto un giudice terzo e imparziale», precisando che «non si tratta di separazione di funzioni, ma di separazione di carriere».









