Delitto di Castello, la difesa: «Carcere e domiciliari non servono»

Oggi presentato l'appello al tribunale del Riesame per liberare Giuseppe Alberti e la madre Giuseppina. Il figlio è accusato di aver ucciso il padre Luigi

Paolo Marino
Paolo Marino
|21 ore fa
Da sinistra: Giuseppina Decuzzi, Giuseppe Alberti e il padre Luigi, immagine tratta dalla trasmissione La vita in diretta
Da sinistra: Giuseppina Decuzzi, Giuseppe Alberti e il padre Luigi, immagine tratta dalla trasmissione La vita in diretta
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«Che senso ha tenere ai domiciliari una donna di 81 anni invalida al cento per cento? E perché non scarcerare il figlio? Cosa si teme?». Parte da queste domande il ricorso al tribunale del Riesame di Bologna presentato oggi, 13 aprile 2025, dall’avvocata Lorenza Dordoni, insieme al collega Emanuele Solari, contro le misure cautelari applicate a Giuseppe Alberti e alla madre Giuseppina, rispettivamente figlio e moglie di Luigi Alberti di Castelsangiovanni, che secondo la procura sarebbe stato maltrattato, segregato e ucciso. La difesa contesta la decisione del gip di Piacenza che ha disposto il carcere per il figlio e i domiciliari per l’anziana doSo
Sopralluogo dei carabinieri nella villetta di via Giotto a Castelsangiovanni dove il 25 ottobre 2025 è stato trovato il corpo senza vita di Luigi Alberti (foto Bersani)
Sopralluogo dei carabinieri nella villetta di via Giotto a Castelsangiovanni dove il 25 ottobre 2025 è stato trovato il corpo senza vita di Luigi Alberti (foto Bersani)
Giuseppina, 81 anni e invalida, è attualmente ricoverata in ospedale dopo un malore e, secondo la difesa, si troverebbe in una condizione di isolamento: ai domiciliari potrebbe avere contatti solo con conviventi e legali, ma vivendo con il figlio - ora detenuto - resterebbe di fatto sola.
Giuseppe Alberti è accusato di aver ucciso il padre colpendolo alla testa con un oggetto contundente, mentre entrambi sono indagati anche per maltrattamenti e sequestro di persona. Il corpo di Luigi Alberti, 85 anni, era stato trovato il 25 ottobre 2025 nella sua abitazione.
Secondo la procura sussistono pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Tesi respinte dalla difesa: madre e figlio, evidenzia Dordoni, sono rimasti per cinque mesi nella stessa casa senza tentare la fuga e non avrebbero possibilità di alterare prove già acquisite tra autopsia, sopralluoghi e intercettazioni. Contestata infine anche l’ipotesi che possano ripetere i reati contestati, ritenuta «poco realistica».