I 20 anni in Aula del giudice Borasi: "La pena non è una vendetta"

In Tribunale il bilancio del magistrato originario di San Giorgio. Una prolusione applaudita dai colleghi e dai tanti avvocati riuniti nella sala Galli

Paolo Marino
Paolo Marino
|18 ore fa
Il giudice Ivan Borasi durante la sua prolusione
Il giudice Ivan Borasi durante la sua prolusione
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«La pena non può essere intesa come una vendetta. È uno strumento per ricostruire legami sociali e favorire il reinserimento». Ne è convinto il giudice Ivan Borasi, che ieri ha tracciato un bilancio dei suoi “primi vent’anni nel giudicare penalmente le persone”. Una visione della giustizia, la sua, che supera l’idea antica secondo la quale un processo deve necessariamente culminare con il carcere.
La riforma del processo penale ha rafforzato il ricorso alle pene sostitutive e agli strumenti alternativi alla detenzione, con l’obiettivo di rendere più efficace il percorso di risocializzazione del condannato.
«Le nozioni di soggetto e di persona devono prevalere sulle questioni tecniche», ha osservato a chiusura del suo intervento Borasi, 49 anni, originario di San Giorgio. «La sanzione è uno strumento, non un fine». Il risultato della giustizia, ha aggiunto, si costruisce attraverso il lavoro quotidiano di uomini e donne e non soltanto attraverso il richiamo alle norme. La pena, nella sua visione, deve aiutare chi ha sbagliato a ritrovare il proprio posto nella comunità, producendo benefici non soltanto per l’imputato ma anche per la vittima e per l’intera collettività.
Colleghi, giovani magistrati in servizio ed ex magistrati in pensione, personale del tribunale e tanti avvocati, riuniti nell’aula Galli del tribunale di Piacenza, hanno applaudito la sua prolusione.