Le aziende africane colorano il mercato piacentino
Al primo posto quelle marocchine, con 375 imprese. I dati forniti dalla Camera di Commercio evidenziano una crescente presenza dell'area subsahariana
Thomas Trenchi
|22 ore fa

Tigest con la figlia Serana nel ristorante etiope - © Libertà/Thomas Trenchi
Spezie, tessuti, frutti esotici e non solo. Anche nel Piacentino le attività di imprenditori provenienti dall’Africa subsahariana - cioè i Paesi situati a sud del Sahara, come Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Camerun e Mali - colorano il tessuto commerciale locale, portando nuovi sapori e culture che conquistano i clienti italiani.
In città e provincia, secondo i dati più recenti elaborati dalla Camera di commercio dell’Emilia, la presenza imprenditoriale africana subsahariana si articola così: 44 imprese nigeriane, 13 senegalesi, dieci ivoriane, nove ghanesi, cinque camerunensi, tre maliane e altre provenienze con numeri minori, tra cui Benin, Burkina Faso, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Niger, Sierra Leone, Togo, Etiopia, Eritrea, Somalia, Sudan e Repubblica Democratica del Congo. I numeri restano inferiori rispetto al Nord Africa, dove il Marocco guida con 375 imprese individuali, seguito dall’Egitto con 237 e dalla Tunisia con oltre cento.

La maggior parte delle attività è costituita da ditte individuali, oltre l’80% del totale, concentrate soprattutto nel capoluogo e nei principali centri della provincia: Castel San Giovanni, Fiorenzuola d’Arda e Borgonovo Val Tidone.
Tra le esperienze più rappresentative c’è quella di Ndiaye Dieguy, titolare di un negozio in via Roma. Nel suo spazio convivono abiti tradizionali senegalesi - “robou”, “gran mboubou”, “abaya” e “taybass” - insieme a incensi naturali, cosmetici, prodotti per capelli e tessuti wax. «Ho iniziato con creme adatte alla nostra pelle, poi ho ampliato con vestiti cuciti in Senegal e profumi artigianali: è un pezzo del nostro mondo», racconta. Analogo percorso per Tigest Luleseged, che nel 2021 ha aperto un ristorante etiope. Accanto a proposte occidentali rivisitate, offre un piatto conviviale con pane “enjera” e undici salse. Tra le specialità, pollo marinato a lungo con berberè, zenzero e limone, cotto sottovuoto, e un sorbetto al mango al cardamomo: «Lo cucino sottovuoto, dopo quasi un giorno di marinatura in una pasta chiamata "aoase", a base di berberè, peperoncino etiope e altre spezie africane».

