«Cinque telefonate per chiedere aiuto al Centro demenze, ma finora nessuna risposta»

I ripetuti Sos di un 65enne di Castel San Giovanni con la madre allettata e affetta da gravi problemi cognitivi sono tutti caduti nel vuoto

Mariangela Milani
|5 ore fa
Inutili le ripetute telefonate
Inutili le ripetute telefonate
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«Ho fatto cinque telefonate al numero del Centro di ascolto per la demenza e, dopo tre giorni, sto ancora aspettando che qualcuno mi richiami». Carlo Cavezzoni, 65 anni, di Castel San Giovanni, da anni si prende cura della madre 93enne affetta da una grave demenza cognitiva. Una situazione che negli ultimi mesi, a causa di un ricovero, si è parecchio complicata.
L’anziana, da quando ha fatto rientro a casa, dopo 15 giorni di ospedale a cui sono seguiti altri 30 giorni di ricovero di sollievo, è allettata. Per il familiare, unico parente su cui grava tutto il peso dell’assistenza, il carico si è fatto ancora più gravoso, tanto da spingerlo a cercare aiuto. «Ho cercato sul sito internet dell’Ausl - dice Cavezzoni - e ho trovato il numero di telefono del Centro di ascolto per la demenza, detto Cade». Sul sito si legge: «Il Centro di ascolto per la demenza (Cade) offre gratuitamente supporto alle persone con decadimento cognitivo e ai loro familiari e caregiver. Rispondono alla linea telefonica dedicata psicologi, infermieri, assistenti sociali, geriatri e neurologi».
Cavezzoni ha così deciso di chiamare lo 0523-317512, dove risponde una segreteria telefonica. «Una voce registrata - spiega il 65enne - dice che per essere ricontattati occorre lasciare nome, cognome e numero di telefono e così ho fatto, sperando che qualcuno mi richiamasse. Ma ad oggi, dopo cinque telefonate in cui spiegavo la situazione, nessuno si è fatto vivo».