Case popolari, addio al “quoziente Piacenza”. In consiglio il centrodestra insorge
L'anzianità di residenza non influirà più sulla graduatoria: il provvedimento è stato preso per ottemperare a una sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo attribuire punteggi maggiori ai residenti di lungo periodo
Thomas Trenchi
|7 ore fa

L'ultima seduta del consiglio comunale - © Libertà/Thomas Trenchi
Via libera alla modifica del regolamento per l’accesso alle case popolari: addio al “quoziente Piacenza”. Il consiglio comunale di Piacenza ha approvato oggi la misura predisposta dalla giunta Tarasconi. Il dibattito è stato acceso, con scontri tra maggioranza e opposizione.
L’assessora ai servizi sociali, Nicoletta Corvi, ha illustrato il provvedimento: «Abbiamo fretta perché siamo in procinto di pubblicare il bando per una graduatoria triennale che non possiamo permetterci di poggiare sulla sabbia, ma serve una base solida». In sostanza, l’anzianità di residenza non influirà più sulla graduatoria, in ottemperanza alla recente sentenza della Consulta numero 1 del 2026, che ha dichiarato illegittimo attribuire punteggi maggiori ai residenti di lungo periodo, sottolineando invece che l’Erp deve rispondere al bisogno reale dei nuclei cittadini.
Le critiche non sono mancate. Sara Soresi, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha contestato la scelta: «Non è una necessità giuridica, ma una scelta politica. Infatti, non è stato chiesto il parere dell’avvocatura comunale. Non ci sono altri Comuni che fanno questa modifica con questa tempistica record. Oggi le assegnazioni vanno per lo più a soggetti stranieri e, con questa modifica, sarà ancora di più così, perché viene cancellato il criterio della residenzialità, dando più spazio a motivi di fragilità. Il movente è politico, non si dica altro».
Anche Federica Sgorbati (civica Barbieri-Liberi), ex assessora ai servizi sociali, ha attaccato la giunta Tarasconi: «È mancato il coraggio dell’amministrazione. La Corte costituzionale dice che gli anni di residenza si possano tenere in considerazione, ma non devono prevalere nel punteggio rispetto al principio del bisogno. Si poteva dare equilibrio, riducendo il criterio della residenza, ma senza cancellarlo».
Dal fronte della maggioranza, Angela Fugazza (civica Per Piacenza) ha replicato: «Non si favorisce l’accesso degli stranieri, ma si toglie un criterio che non misura il bisogno, dato che le case popolari non si assegnano in base al passaporto, ma alla fragilità». E ha aggiunto: «La Costituzione si applica, punto. Non serve un ulteriore parere dell’avvocatura comunale, se non per allungare i tempi».
Luigi Rabuffi di ApP ha aggiunto: «Il diritto all’abitazione si rivolge non più a una fetta marginale, ma a una platea sempre più consistente ed eterogenea della cittadinanza: dalle giovani coppie alle famiglie numerose, dai nuclei anziani agli immigrati, che spesso sono molto numerosi. A Piacenza, gli inquilini sono 72% italiani e 28% stranieri. Mantenere il punteggio basato sull’anzianità di residenza esporrebbe l’amministrazione a contenziosi sulle prossime assegnazioni».
Dalla maggioranza, Sandro Spezia (Pc Oltre) ha puntualizzato: «Non è solo un aggiornamento tecnico, ma una forma di rispetto della Costituzione. Se ci fosse stato un disegno politico, lo avremmo fatto già tempo fa».
Matteo Anelli (Pc Coraggiosa) ha aggiunto: «È un atto dovuto, compiuto con senso di responsabilità, nel momento migliore, prima dell’uscita dei nuovi bandi».
Critico, invece, Filiberto Putzu (Liberali): «Se passa l’idea che la casa spetta solo per criteri economici e non di residenza, si dà un messaggio che aumenta l’impoverimento del territorio. La durata della residenza corrisponde anche alla durata del versamento delle tasse, a sostegno del sistema collettivo».
Per Salvatore Scafuto (Pd) «il bisogno deve restare centrale. L’anzianità di residenza non segnala necessità economica o fragilità, anzi il contrario. Premiare chi è già stabile rischia di penalizzare chi è più vulnerabile».
Anche la sindaca Katia Tarasconi ha preso la parola: «Non si può mantenere il criterio della residenza: la sentenza della Corte costituzionale lo sancisce con chiarezza. Con l’imminente uscita della graduatoria triennale, continuare a dare il punteggio in base all’anzianità di residenza avrebbe aperto la strada a ricorsi, una situazione che oggi, con l’emergenza abitativa che stiamo vivendo, non ci possiamo permettere. Guardando i dati del 2025, le 1.891 residenze Erp sono assegnate a 1.363 cittadini italiani e 528 a stranieri. Non possiamo far passare un contesto falso».


