Alle Novate il teatro dà voce ai detenuti: «Ci sentiamo di nuovo parte di qualcosa»
Tra storie di solitudine, errori e speranza, i detenuti del carcere di Piacenza protagonisti dello spettacolo "Il mio detenuto amore"

Marcello Tassi
|5 ore fa
«Chiedo perdono ai miei figli che scopriranno il passato del loro padre. Chiedo perdono ai tramonti per non averli guardati. Chiedo perdono a quella parte di me che tutti vedevano tranne me».
È uno dei passaggi più intensi de "Il mio detenuto amore", lo spettacolo andato in scena all'interno della casa circondariale di Piacenza e diretto dal regista e drammaturgo Mimmo Sorrentino. Sul palco, insieme all'attrice Valentina Verre, dieci detenuti di età e nazionalità diverse. Per tutti era la prima volta davanti a un pubblico. Un'esperienza che si inserisce nel progetto "Educarsi alla libertà", promosso dalla cooperativa Teatroincontro e sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Lo spettacolo affronta temi come il rimorso, la speranza, la solitudine e il desiderio di ricominciare. Al centro della narrazione ci sono anche e soprattutto i familiari dei detenuti, le compagne e le persone che continuano ad aspettare fuori dalle mura del carcere. «In una lettera mi ha scritto tutto il rancore, la sofferenza e l'odio che prova per il legame che ci unisce», racconta uno dei personaggi in scena, dando voce a relazioni segnate dalla distanza e dalla detenzione. Per Sorrentino il teatro rappresenta uno strumento capace di educare alla libertà proprio attraverso il rispetto delle regole. «Il teatro è un luogo dove esistono infinite regole. La libertà non significa fare ciò che si vuole, ma entrare dentro regole che permettono di esprimersi al meglio». Un percorso che, secondo il regista, «aiuta i detenuti a sviluppare rispetto reciproco, ascolto e responsabilità, trasformando il lavoro di preparazione in un'occasione di crescita personale».
Sulla stessa linea anche la vicedirettrice della casa circondariale, Dora Scudieri, che sottolinea il valore educativo dell'iniziativa. «Attraverso il teatro - spiega - i detenuti imparano il rispetto delle regole e dei compagni, intraprendendo un percorso che culmina nella restituzione pubblica del lavoro svolto durante i laboratori».
A sostenere il progetto è la Fondazione di Piacenza e Vigevano, che da anni investe in percorsi culturali e sociali all'interno degli istituti penitenziari. «I dati dimostrano che le persone detenute che partecipano a iniziative come quelle teatrali riducono significativamente il rischio di recidiva», evidenzia Luigi Salice. «Per questo motivo si tratta di un impegno particolarmente importante».

