Davide Razza, una pittura di "Interferenze" con influenze giapponesi
Redazione Online
|1 anno fa

Davide Razza è un artista da scoprire attraverso le interferenze di cui la sua pittura vive: i disturbi visivi e sonori delle televisioni anni ’80, una canzone, un tramonto, un libro, una folgorazione. Tutte ispirazioni da cui nasce uno stile che è sintesi delle due correnti protagoniste della fine del Secolo Breve: l’espressionismo astratto e la pop art.
Una piccola-grande esposizione di dodici opere selezionate, “Interferenze”, è stata ospitata dalla Cascina Montepascolo di Castell’Arquato, domenica 13 ottobre. Un evento, organizzato da Vittorio Rettani, private banker di Mediolanum, in collaborazione con Schiatti Class, Andrei.Shop e Looman.
Folta partecipazione, e stupore: un’esposizione circolare, senza inizio né fine, due punti intercambiabili, di quadri che sono spazi di accadimenti artistici, spazi concettuali e multipli di un’esperienza.
L’artista, piacentino che affonda le sue radici in Val Tidone, dipinge dalla seconda metà del ‘900 e si fa portatore delle proprie ferite e vuoti per smuovere le stabilità altrui: ne deriva un impatto violento ed evocativo. A volte un ricordo, altre un luogo, altre ancora un’emozione.
Chiare le influenze giapponesi: frantumazioni che si ricompongono e, in “Ensō”, il cerchio è il tutto, la totalità dell’universo, una meditazione introspettiva che alcuni artisti non hanno mai completato, ma Razza lo ha «realizzato in venticinque anni, con bianchi e neri che si rincorrono». Non manca uno slancio avanguardistico, che si concretizza in parole usa e getta. “The Clown”, tra i pochi figurativi, rappresenta un pagliaccio dalle sembianze da pugile che ha smesso di far ridere e diviene un manifesto sociale, circondato da parole che colano, e possono essere trascinate via.
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