La macchina e il bambino
Distopie artificiali: «Per tanti adolescenti l'IA è un confidente»
Leonardo Chiavarini
|3 mesi fa

Distopie artificiali
Uomo e macchina. Il loro rapporto è uno dei temi chiave del '900 e, forse ancor di più, dei primi anni del 2000. Se n'è occupata la letteratura, quella alta, anche con geni italiani come Primo Levi e le sue "Storie naturali”; se n'è occupata la narrativa di genere, tanto che buona parte della fantascienza anglofona finisce proprio per indagare il rapporto tra esseri umani ed esseri artificiali; e, infine, se n'è ovviamente occupato il cinema. Tra i tanti esempi che si potrebbero fare (da Kubrick a Spielberg, da Tornatore a Garland) uno dei più realistici e profetici è sicuramente incarnato dal film "Her” (2013) di Spike Jonze. La trama è semplice: un uomo solo inizia a conversare quotidianamente con l'assistente vocale installata sul proprio telefono e finisce per innamorarsene. L'uomo, la macchina e la loro relazione. Questa non si manifesta nella maniera più tipicamente Asimoviana, con l'uomo costretto a guardare negli occhi la macchina umanoide. No, in "Her”, la relazione si viene inizialmente a creare attraverso un telefono, un banalissimo telefono cellulare.
RIBALTARE IL PARADIGMA
Lo abbiamo scritto, la pellicola è del 2013. Certo, è passato qualche anno, ma, a quel tempo, chiedere aiuto a "Siri” e affini era già un'attività del tutto quotidiana. Oggi, però, le potenzialità di queste conversazioni tra uomo e macchina attraverso un dispositivo sono esplose e hanno raggiunto sistemi e modalità di gran lunga più sofisticati rispetto a 12 anni fa. Nel mezzo, oltre all'avanzare della tecnologia, c'è stata una rivoluzione: l'IA o Intelligenza artificiale è entrata a far parte delle nostre vite e ha preso ad abitarle. I motori di ricerca l'hanno integrata, gli smartphone di ultima generazione l'hanno giá in dotazione nel cosiddetto starter pack (il pacchetto base) e oggi il dialogo tra uomo e macchina, tra mente umana e mente artificiale costituisce una delle attività più ordinarie. Siamo circondati da chatbot e assistenti virtuali: sul computer, sul telefono, in automobile, persino in cucina. "Her” (nel senso di un dialogo continuo tra uomo e macchina) non è più il futuro, ma il nostro presente. Eppure, quando si affronta il discorso sulla relazione tra uomo e macchina e, in particolare, IA, si finisce sempre per puntare l'attenzione su quest'ultima, chiedendosi «Quanto ci somiglierà?». Invece, fino ad oggi (fantascienza a parte), il vero problema sembra essere proprio quello opposto, ovvero: «Quanto finiremo per assomigliarle?».

L'IA COME CONFIDENTE
È infatti notizia di circa due settimane fa: "Save the children” ha pubblicato i risultati di un'interessante ricerca. L'Ong che si occupa dei bambini e dei loro diritti ha realizzato la XVI edizione dell'Atlante dell'Infanzia a rischio in Italia, dal titolo "Senza filtri”. La novità della pubblicazione consiste nell'includere proprio un sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e intelligenza artificiale. Il quadro che ne emerge è a dir poco curioso. «Il 92,5% degli adolescenti intervistati – si legge – utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti». E ben «Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni intervistati afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Infine, «una percentuale simile, oltre il 42%, ha usato l'IA per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro)». Cifre che ci dicono principalmente due cose. La prima: la macchina è sempre più percepita come "esperta” e "non giudicante” e l'uomo sceglie di cercare in lei anche le risposte alle domande più umane. La seconda: strumenti che puntano a facilitare la vita quotidiana possono finire per favorire l'isolamento sociale.
TECNOLOGIA CHE ISOLA
Questo secondo aspetto, in particolare, non riguarda solo l'IA, ma l'intera tecnologia. A confermarlo è anche la Società Italiana di Pediatria, che raccomanda ai genitori di vietare lo smartphone ai bambini fino ai 13 anni e, dice, «ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva e relazionale». Disturbi del sonno, variazioni delle abitudini motorie, ritardi nello sviluppo del linguaggio, ma anche ansia e depressione. L'esposizione precoce alla vita digitale può costare cara soprattutto ai più giovani. I pediatri, oltre a regole più stringenti sull'utilizzo dei dispositivi, raccomandano più esperienze reali, come «lettura, sport e gioco creativo» e invitano i genitori a «mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d'età». Insomma, davanti a chi grida ogni giorno al "Progresso!” e non perde occasione per elevare IA e tecnologia a grandi idoli sull'altare del domani, occorre non perdere la bussola. La macchina e l'uomo (e alla luce di quanto scritto è il caso di aggiungere anche il bambino) oggi parlano attraverso un telefono e questo è ormai un fatto assodato. Ma, la vera minaccia è un'altra e ha a che fare con la mancanza di limiti e con la scarsa percezione del pericolo. Un abuso incontrollato di questo dialogo può portare la macchina ad assomigliare sempre più (fintamente) a un essere umano; ma soprattutto può portare l'uomo ad assomigliare sempre più (realisticamente) a una fredda macchina, reticente nel cercare un contatto che esuli dallo schermo di un device.
Questo secondo aspetto, in particolare, non riguarda solo l'IA, ma l'intera tecnologia. A confermarlo è anche la Società Italiana di Pediatria, che raccomanda ai genitori di vietare lo smartphone ai bambini fino ai 13 anni e, dice, «ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva e relazionale». Disturbi del sonno, variazioni delle abitudini motorie, ritardi nello sviluppo del linguaggio, ma anche ansia e depressione. L'esposizione precoce alla vita digitale può costare cara soprattutto ai più giovani. I pediatri, oltre a regole più stringenti sull'utilizzo dei dispositivi, raccomandano più esperienze reali, come «lettura, sport e gioco creativo» e invitano i genitori a «mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d'età». Insomma, davanti a chi grida ogni giorno al "Progresso!” e non perde occasione per elevare IA e tecnologia a grandi idoli sull'altare del domani, occorre non perdere la bussola. La macchina e l'uomo (e alla luce di quanto scritto è il caso di aggiungere anche il bambino) oggi parlano attraverso un telefono e questo è ormai un fatto assodato. Ma, la vera minaccia è un'altra e ha a che fare con la mancanza di limiti e con la scarsa percezione del pericolo. Un abuso incontrollato di questo dialogo può portare la macchina ad assomigliare sempre più (fintamente) a un essere umano; ma soprattutto può portare l'uomo ad assomigliare sempre più (realisticamente) a una fredda macchina, reticente nel cercare un contatto che esuli dallo schermo di un device.
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