Il mistero del bovino sepolto a Morfasso: forse un rito che risale a mille anni fa
A San Salvatore di Tolla un ritrovamento che gli archeologi definiscono eccezionale: «Sono pochissimi i reperti simili in Italia»
Federica Duani
|16 ore fa

Ecco i resti ritrovati a San Salvatore di Tolla e le prime analisi - FOTO DUANI
A conclusione delle quattro settimane di campagna scavi 2025 al Monastero di San Salvatore di Tolla, di proprietà del Comune di Morfasso in convenzione con la Diocesi di Piacenza-Bobbio, svelate due recenti scoperte: la deposizione di un bovino di età longobarda e una cinta muraria nel complesso del monastero del 1400. A condurre le indagini è l’ Archaeology Mountains Rivers, un team di studenti dell’Università di Verona, guidata dall’archeologo e docente Nicola Mancassola (sul campo dal 2024) e affiancata dall’archeologo Luca Fornari (che segue gli scavi dall’inizio, nel 2017).
«La deposizione del bovino è emersa nella zona delle officine produttive: il bovino è giovane, le ossa non sono ancora saldate: sembra avere un migliaio di anni. Si tratta di un ritrovamento piuttosto eccezionale, dello stesso periodo ci sono pochissimi altri casi in Italia settentrionale», spiega Mancassola, ipotizzando una sepoltura dovuta ad un’epidemia contagiosa o legata a funzioni rituali. «Abbiamo anche finito di scavare un cimitero del 1400, di una comunità e non di monaci, ritrovando ossa di uomini, donne, bambini e di varie fasce d’età», continua Mancassola. Ossa che raccontano una storia di vita quotidiana e le abitudini di sepoltura dell’epoca, sono tantissime e ravvicinate. È stato ritrovato anche un pezzo dell’antico monastero altomedievale, che conferma l’ipotesi fatta nel 2019 : «Ora abbiamo capito meglio l’articolazione e confermato che i piani d’uso sono del IX-XI secolo d.C, ne sono indice il terreno nero con frammenti di tegole romane rotte, pietra ollare e ceramiche», aggiunge Mancassola. Il prossimo step è capire quale sia la parte del monastero, ma anche «grazie alla Soprintendenza – dice l’archeologo Luca Fornari –, fare indagini geognostiche non invasive, geomagnetiche e geoelettriche».
Ampia la soddisfazione dell’amministrazione comunale: «Come amministrazione, siamo sempre più convinti di aver investito su questo sito la cui importanza cresce ogni anno – dichiara il sindaco Paolo Calestani – . Un sito di tutta la provincia di Piacenza: abbiamo bisogno di sostegno, nei prossimi anni, per continuare a riscoprire la storia e la cultura della nostra montagna. L’idea finale è di aprirlo a tutti, soprattutto alle scuole e ai centri estivi». Il progetto ha un valore di circa 450mila euro su finanziamenti ministeriali Ales, regionali con il Por Fesr, comunali e della Fondazione di Piacenza e Vigevano.