L'omaggio degli studenti ai 43 partigiani fucilati sui prati di Fondotoce
Ultima giornata del Viaggio della Memoria con Isrec e Istoreco sui luoghi del Piemonte resistente
Elisabetta Paraboschi
|11 mesi fa

Gli studenti alla Casa della resistenza di Fondotoce per il Viaggio della Memoria © Libertà/Elisabetta Paraboschi
Il 20 giugno del 1944 sui prati di Fondotoce, in val d’Ossola, 43 partigiani catturati in montagna vengono fucilati. Lungo il tragitto vengono fatti scendere dai camion e costretti ad attraversare a piedi i centri abitati in una macabra sfilata: alcuni sono scalzi, altri ai piedi hanno degli stracci.
Portano alto un cartello stampato: sopra c’è la scritta “Sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i banditi?”. Fra di loro c’è una donna: si chiama Cleonice Tomassetti, ha 33 anni, pochi giorni prima da Milano ha raggiunto la Val Grande per unirsi ai partigiani, ma non ha fatto in tempo, è stata catturata prima. La fotografia del corteo appare spesso sui libri di storia e accoglie gli studenti degli istituti comprensivi di Pianello e Lugagnano nell’ultima giornata del Viaggio della Memoria organizzato da Isrec di Piacenza con Istoreco sui luoghi del Piemonte resistente: la tappa è la Casa della resistenza di Fondotoce, creata proprio nel luogo in cui 81 anni fa avvenne l’eccidio.
Intorno c’è un parco della memoria e della pace che invita i ragazzi a riflettere non solo su quanto è successo, non solo sulle morti, sulle stragi, sulle sofferenze inflitte anche nei campi di concentramento, ma anche su quello che è stato dopo. A circondare il punto in cui avvennero le fucilazioni c’è un lungo muro che riporta i nomi dei 1300 caduti per la lotta di liberazione della zona: fra di loro c’è anche quello di Cleonice perché è lei che, pur non essendo partigiana di fatto, fa coraggio agli uomini che si preparano a morire quel 20 giugno. Non c’è il nome di Carlo Suzzi invece, perché miracolosamente a quell’eccidio riesce a sopravvivere: le sue parole, in una videotestimonianza, sono le ultime che ascoltiamo prima di rimetterci in cammino per tornare verso casa. Sarà servito a qualcosa questo viaggio? Servirà ad avvicinare almeno un po’ generazioni distanti quasi un secolo, i ragazzi nati negli anni Venti di allora e quelli degli anni Dieci del Duemila? La speranza è questa.
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