"Niente chip, sei mesi per un'auto". Depositi semi vuoti nelle concessionarie
Redazione Online
|4 anni fa

La carenza di una componente minuscola rischia di paralizzare un comparto enorme. E gli effetti balzano all’occhio anche nel Piacentino: qui sopra, in foto, è emblematico il panorama del deposito di vetture di Programma Auto, a confronto tra il 2020 (pieno) e quest’anno (mezzo vuoto). La mancanza di microprocessori, infatti, sta causando un grave rallentamento del settore automobilistico: basta recarsi in qualsiasi salone in città e provincia con l’intenzione di acquistare un mezzo nuovo, per sentirsi dire – come segnalato alla nostra redazione – che l’attesa è lunga, persino oltre i sei mesi. Le concessionarie stringono i denti: “Per i costruttori non c’è una quantità sufficiente di materia prima, cioè di semiconduttori necessari a mettere in funzione le parti elettroniche delle auto – chiarisce Giacomo Ponginibbi, responsabile del Gruppo Ponginibbi – perciò le nostre attività non hanno vetture disponibili immediatamente. Il fatturato ne risente. Ma la situazione, per fortuna, è destinata a migliorare”.
Nel frattempo, però, è una vera e propria emergenza quella della carenza di microchip. Il problema è ben riassunto da Piergiorgio Zambelli, titolare di Programma Auto: “Normalmente, il nostro magazzino conteneva fino a 800 auto nuove pronte alla vendita. Adesso ce ne sono 150-200… Il deposito si è svuotato. E la sostenibilità del business – rileva l’imprenditore – è a rischio. La mia concessionaria ha costi fissi di gestione dell’attività, ma il prodotto finale viene consegnato diversi mesi dopo, anche otto, e il fatturato viene quindi rimandato a chissà quando. Senza contare il disagio vissuto dalla clientela. Purtroppo, in questo momento, le case madri automobilistiche non hanno abbastanza microprocessori”. E la carenza di chip si ripercuote su un’intera filiera, “compresa quella dei mezzi usati – aggiunge Zambelli – che non rientrano nelle concessionarie: tutto è bloccato”. Il titolare di Programma Auto, dopo una recente riunione con Ucif (Unione concessionari italiani del gruppo Fca), parla di “una previsione di perdita del fatturato a fine anno intorno al 40 per cento”.
Una prospettiva temuta anche da Francesco Bossoni, direttore marketing della concessionaria Bossoni Automobili: “Speravamo di recuperare quest’anno quanto perduto nel periodo di restrizioni, ma ora ci aspettiamo un calo del fatturato. La mancanza di microprocessori è una conseguenza della pandemia, perché i produttori si sono concentrati su un’elevata richiesta di componenti elettroniche per computer e dispositivi mobili necessari allo smart working, così come di monopattini, mettendo in secondo piano la fornitura alle case madri automobilistiche”.
Ponginibbi cerca un po’ di ottimismo: “Ad oggi, va detto – rimarca l’imprenditore -, per chi compra una vettura ci sono importanti incentivi statali e i prezzi bloccati. Il cliente si trova comunque in una fase favorevole. Da un lato l’attesa è lunga, ma dall’altro l’acquisto è conveniente”.
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