Il dramma dei profughi istriani raccontato agli studenti
A Palazzo Gotico viaggio nella memoria con la rassegna «Se la generazione Z interroga la storia»
Elisabetta Paraboschi
|9 mesi fa

I relatori dell'incontro che si è tenuto a Palazzo Gotico
Pierpaolo Vlacci è arrivato da Trieste con una cartellina azzurra che contiene 23 fogli scritti fittamente: dentro c’è il suo passato di bambino costretto a essere profugo abbandonando con i genitori la casa per essere chiamati, nell’Italia povera del dopoguerra, con disprezzo «sporchi esuli».
Sabatino Mustacchi invece arriva nel salone di Palazzo Gotico con un una chiavetta usb: dentro c’è una presentazione che lui stesso ha realizzato per tenere assieme i fili intricati della sua storia di triestino diventato italiano a 18 anni, figlio di una vittima della Shoah e ribattezzato a scuola «il disgraziatissimo individuo».
«Non esistono memorie condivise, ma memorie che si riconoscono l’una con l’altra - spiega lo storico Gianni Oliva davanti a un’attenta platea di 200 studenti delle scuole medie e superiori - la storia serve anche a guardare avanti».

L’occasione è quella di un incontro - nell’ambito della rassegna «Se la generazione Z interroga la storia» - che i giornalisti Mauro Molinaroli e Filippo Lezoli hanno incentrato sulla questione del confine orientale: «La memoria divisa d’Europa» si legge nel titolo della mattina aperta dall'interessante lezione di Oliva e arricchita dalle preziose testimonianze di Vlacci e Mustacchi.
«I profughi e gli infoibati di cui parliamo sono coloro hanno pagato per tutti il prezzo di una guerra sconfitta che tutti avevano fatto: erano italiani che si sono trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, salvo che quel posto era casa loro - mette subito in chiaro Oliva - nel 1945 l’Italia è un Paese che la guerra l’ha persa e profughi e infoibati sono la prova provata della sconfitta. Noi invece abbiamo ricostruito una narrazione del passato di comodo: la storia non è una scienza oggettiva, però deve essere obiettiva. E nasce dalle domande che il presente pone al passato».
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