Giornata del Parkinson, a Piacenza oltre 300 casi. "Non è solo patologia motoria"
Redazione Online
|3 anni fa

Mattinata di confronto tra professionisti sanitari, pazienti e familiari in occasione della Giornata nazionale Parkinson. Una giornata di sensibilizzazione e di approfondimento sulla patologia, con un focus particolare sul ventaglio di strategie non farmacologiche: dalla gestione del paziente ambulatoriale fino alla presa in carico sul territorio.
Si tratta di una malattia neurodegenerativa, a evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge principalmente alcune funzioni come il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.
“A Piacenza i casi in cura di Parkinson sono oltre 300 – spiega Fabiola Magnifico, neurologa e responsabile del percorso dell’Ausl – e la diagnosi comporta una presa in carico anche di 10 o 20 anni e i pazienti e i parenti devono convivere con questa malattia”.
La malattia è presente in tutto il mondo e si riscontra in entrambi i sessi, con una lieve prevalenza in quello maschile. L’età media di esordio è intorno ai 58-60 anni, ma circa il 5% dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 e i 40 anni. Prima dei 20 anni è estremamente rara. Sopra i 60 anni colpisce 1-2% della popolazione, percentuale che sale al 3-5% quando l’età è superiore agli 85. Si manifesta quando la produzione di dopamina cala consistentemente. I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono il tremore a riposo, la rigidità, la lentezza dei movimenti automatici e, in una fase più avanzata, l’instabilità posturale (perdita di equilibrio).
“Non è solo malattia del movimento, con tremori e rallentamento – prosegue la dottoressa –, ma si accompagna anche ad altri sintomi non motori come stitichezza, disturbi urinari, disturbi del sonno, gastrici e cognitivi”.
Una malattia che ha bisogno quindi di una presa in carico multidisciplinare.
Il tremore non è presente in tutti i pazienti. Nelle prime fasi della malattia, i sintomi possono non essere riconosciuti immediatamente: spesso sono i familiari o i conoscenti che si accorgono per primi che “qualcosa non va” e incoraggiano il paziente a rivolgersi al medico.
Il gruppo che segue i malati di Parkinson ha attivato un percorso diagnostico terapeutico assistenziale specifico ( PDTA). I componenti del team di lavoro effettuano il monitoraggio dei bisogni della persona in carico e garantiscono la continuità assistenziale con i servizi e professionisti ospedalieri e territoriali. Inoltre individuano gli interventi che meglio rispondono alle effettive esigenze del paziente che, spesso, presenta una compresenza di bisogni sanitari e sociali.
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