Dopo le polemiche è arrivata a Piacenza la pietra d'inciampo per Richetti
Redazione Online
|3 anni fa

Letteralmente ci si può mettere una pietra sopra. E quella pietra, che mette fine alle polemiche di oltre un anno, è dorata e sopra c’è stampigliata la scritta “Qui lavorava Enrico Richetti” con i dati di quando nacque, fu arrestato, deportato e ucciso. A Dachau.
È arrivata la pietra d’inciampo realizzata da Gunter Demnig che non pochi malumori ha sollevato nei mesi scorsi a causa della figura a cui è intitolata: l’ebreo goriziano Richetti, prima della deportazione, aveva infatti aderito al fascismo anche se nel 1935 era stato critico nei confronti della guerra in Etiopia e per questo era caduto in disgrazia ed espulso dal partito. La sua fede fascista in ogni caso non lo aveva salvato dall’arresto, avvenuto a Piacenza dove si era trasferito nel 1939 e dove aveva aperto un negozio di macchine da scrivere in via XX settembre: deportato a Dachau, morì il 6 gennaio 1945.
Oggi finalmente la pietra d’inciampo con il nome di Richetti è a Piacenza, anche se per la posa, in via XX settembre dove un tempo era il negozio dell’ebreo goriziano, bisognerà attendere la fine del periodo elettorale.
Particolare soddisfazione al riguardo è stata espressa anche dalla ex preside Licia Gardella, da cui era nata, ormai diversi anni fa, l’idea di una pietra d’inciampo per Richetti.
I DETTAGLI NELL’ARTICOLO DI ELISABETTA PARABOSCHI SU LIBERTA’
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