Diocesi e La Ricerca in aiuto a chi si prende cura di un familiare non autosufficiente
Redazione Online
|3 anni fa

Sono ripresi i gruppi di auto-mutuo-aiuto offerti alle persone, i caregiver, che si prendono cura di un proprio caro non autosufficiente. Ritrovarsi, confrontarsi, rispecchiarsi, dare e ricevere conforto e informazioni sono la forza di questi percorsi di ascolto e condivisione dove i partecipanti hanno in comune vissuti molto simili di assistenza e carico pesante di responsabilità, preoccupazioni ed emotività. Nella reciprocità trovano sollievo, ma anche più fiducia in se stessi e nella vita. Per aderire basta rivolgersi all’associazione “La Ricerca” che li organizza in collaborazione con la Diocesi di Piacenza-Bobbio (per info 348.8557985 – email [email protected]).
Al primo percorso di gruppo hanno già aderito una decina di persone: si ritrovano ogni due settimane, nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.00, presso la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes. A facilitare il dialogo è la counselor Donatella Peroni, operatrice della onlus fondata da don Giorgio Bosini, che è anche assistente sociale e docente a contratto del corso di laurea in servizi sociali dell’Università di Parma. Il suo compito è essenzialmente quello di sollecitare il confronto e la condivisione. Ad ogni appuntamento il gruppo si apre con la lettura del diario. Ciascun partecipante legge quel che ha scritto nei quindici giorni trascorsi dall’ultimo incontro: “Così ci si confronta su un vissuto che è comune e diverso allo stesso tempo, ci si rispecchia e si acquisiscono più informazioni, ci si aiuta ad accettare le fragilità di chi curiamo, ma anche le nostre, impariamo ad accettarci con tutti i nostri limiti, e infine a capire che non ci si può distruggere fisicamente e psicologicamente per curare un’altra persona, anche se quella persona è nostra madre”. Assorbiti nel vortice di impegni che quasi sempre arrivano a compromettere anche i rapporti sociali, spesso si finisce per autoisolarsi, “ma il gruppo ti aiuta anche in questo, ti dà il permesso psicologico di occuparti di te, e quindi anche di recuperare le relazioni sociali, i rapporti con i tuoi amici che non vedi più da un pezzo, di concederti un po’ di tempo di distacco”.
L’auto-mutuo-aiuto è uno dei cardini del modus operandi della onlus piacentina: adottato con successo da ormai più di quarant’anni, se ne è costatata la valenza ed efficacia su un ampio spettro di problematiche tra cui appunto anche quelle che riguardano i caregivers. Tra le testimonianze raccolta fra quanti hanno vissuto questa esperienza risultano significative le conclusioni di una giovane madre: “Mettendo in comune esperienze diverse si riesce a capire che non siamo soli. Mettersi nei panni degli altri è educativo e mi aiuta a crescere. Nel gruppo si parla e si ascolta senza giudicare o urtare i sentimenti degli altri. Nel parlare delle sofferenze, del calvario degli altri è un po’ come se ciascuno di noi prendesse una parte di quella sofferenza su di sé, è come se si dividesse”.
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