Barriere architettoniche: shopping in centro, troppi ostacoli
Redazione Online
|11 anni fa

Una sedia a rotelle o un braccio che non si muove più. Chi ha subìto un infortunio, è stato vittima di un incidente o è nato con una disabilità porta su di sè segni indelebili che ogni giorno sono lì a ricordargli i suoi limiti. La vita per queste persone non è facile, devono rimettersi in gioco e superare il trauma tornando a vivere, ma in un corpo che non risponde più. La società non aiuta: oltre alla malattia ci sono ostacoli che fanno sentire “diversi”. Si chiamano barriere architettoniche: sono marciapiedi inaccessibili, monumenti e luoghi sacri irraggiungibili, autobus creati solo per chi ha l’agilità di un maratoneta, cartelli inesistenti, semafori inadeguati; una lista infinita di gesti quotidiani semplici che, improvvisamente, si trasformano in ostacoli insormontabili. Anche fare un semplice giro in centro storico a Piacenza diventa impegnativo e dedicarsi allo shopping o bere un semplice caffè quasi un’impresa impossibile. “Il rischio per le persone con disabilità è di chiudersi nel proprio dolore e isolarsi sempre di più” – è il grido d’allarme lanciato da Bruno Galvani consigliere nazionale di Anmil, associazione lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, con il quale Telelibertà ha realizzato un reportage per verificare quanti siano i locali “accessibili” in centro. C’è chi si è adeguato sobbarcandosi la spesa dei lavori di realizzazione di un piccolo scivolo, qualcuno si è munito di pedana amovibile ma la maggior parte dei negozi rimane off limits. “Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle barriere architettoniche ma non solo intese come scalinate inaccessibili e segnaletiche imprecise ma anche come barriere culturali che impediscono di guardare le cose con un occhio diverso e più attento alle esigenze di tutti. Quando fare semplicemente la spesa o prendere un gelato diventa impossibile per qualcuno è un fallimento per tutti” ha concluso Giovanni Ferrari presidente Anmil Piacenza.

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