"Attraverso i nostri occhi": piacentina insegna fotografia nei campi profughi
Redazione Online
|5 anni fa

Bambini nati in aree del mondo in cui una bomba può uccidere mentre si va a scuola oppure dove la scuola nemmeno esiste. Questa condizione di svantaggio non deve essere una condanna da scontare per il resto della vita: la pensano così i membri dell’organizzazione internazionale “Still I Rise” (Mi alzo ancora), tra loro c’è anche la giornalista piacentina Nicoletta Novara che per diversi anni ha lavorato anche a Libertà. Sul sito dell’associazione la missione è chiara: “Facciamo scuola per cambiare il mondo”.
Nicoletta Novara aveva già vissuto esperienze forti come inviata in Afghanistan e come volontaria in un campo profughi inTurchia al confine con la Siria, e non è rimasta indifferente, da quei contesti è maturata l’idea di partire per l’isola greca di Samos, a un chilometro dalla Turchia, dove sbarcano profughi in arrivo dall’Africa e dal Medio Oriente. “Mi sono chiesta cosa potevo fare per loro e visto che avevo passione per la fotografia ho insegnato la tecnica fotografica. Nella scuola si insegna anche inglese, matematica, ginnastica e tutte le altre materie per tenere i ragazzi il più lontano possibile dal campo profughi perché le condizioni dell’hotspot sono agghiaccianti: era stato creato per 700 persone e sono diventate settemila, le condizioni igienico sanitarie sono precarie, ci sono violenze. All’inizio anche per me è stata molto dura ma vedere questi ragazzi migliorare nell’apprendimento di giorno in giorno è molto gratificante e ripaga di ogni fatica. Loro sono meravigliosi”. Su quest’ultima espressione anche via Skype emerge la commozione.
I ragazzi dotati di macchine fotografiche usa e getta hanno immortalato immagini del campo profughi diventate una mostra che ha fatto il giro di numerose città e dal quale è nato il libro scritto dal presidente dell’associazione Nicolò Govoni, curato da Nicoletta Novara e intitolato “Attraverso i nostri occhi”, disponibile nelle librerie e online. “I sogni che accomunano i ragazzi – spiega Novara – sono quelli di vivere in un posto sicuro, di non essere più considerati rifugiati ma esseri umani e di poter riabbracciare le proprie famiglie. Poi c’è chi vuole fare il medico, chi l’avvocato, chi il calciatore”.
Dopo Samos, la piacentina diventata logistic manager e program coordinator è approdata insieme ai fondatori dell’associazione “Still I Rise” a Gaziantep in Turchia, al confine con la Siria, dove è nata la scuola internazionale Bereber (Insieme). L’attività era partita ma la pandemia ha avuto il sopravvento. Nel frattempo gli infaticabili di “Still I rise” hanno avviato anche un centro in Siria dove la guerra continua nel silenzio dei media.
Dopo Samos, la piacentina diventata logistic manager e program coordinator è approdata insieme ai fondatori dell’associazione “Still I Rise” a Gaziantep in Turchia, al confine con la Siria, dove è nata la scuola internazionale Bereber (Insieme). L’attività era partita ma la pandemia ha avuto il sopravvento. Nel frattempo gli infaticabili di “Still I rise” hanno avviato anche un centro in Siria dove la guerra continua nel silenzio dei media.
Per chi volesse unirsi al gruppo la possibilità c’è ma è rivolta a chi intende dedicarsi totalmente all’aiuto dei migranti. “Cerchiamo persone che vogliono svolgere questa attività come lavoro – precisa la piacentina – persone che abbiano voglia di insegnare a questi ragazzi per offrire loro una nuova chance attraverso l’educazione. E’ un’esperienza dura ma estremamente gratificante”.
Tra i progetti futuri dell’organizzazione c’è anche quello di aprire una scuola internazionale in Italia e per la piacentina significherebbe tornare a casa per proseguire la missione intrapresa con coraggio e determinazione, quella di dare un futuro attraverso l’istruzione a chi questo diritto fondamentale è stato negato troppo a lungo.
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