"A Piacenza da anni, ma con la testa in Iran dove la gente muore per i propri diritti"
Redazione Online
|3 anni fa

“La battaglia per i diritti non è una battaglia solo del popolo iraniano, ma di tutti: fratelli e sorelle insieme per chiedere nel mondo il rispetto delle libertà fondamentali”. Abbiamo incontrato due ragazzi iraniani, in Italia da diversi anni per motivi prima di studio e poi di lavoro. Da mesi però i loro pensieri e i loro sforzi sono rivolti al paese d’origine dove uomini e donne ogni giorno rischiano la propria vita nel manifestare il loro dissenso contro la Repubblica islamica e la Guida suprema Ali Khamenei.
“Noi ricordiamo come gli italiani abbiano lottato coraggiosamente contro il fascismo – le parole di Ali (nome di fantasia) – e adesso è la nostra responsabilità ascoltare le coraggiose voci iraniane e sostenerle nella lotta contro il regime fascista di Ali Khamenei. La storia ci insegna che la democrazia e i diritti umani non sono mai stati raggiunti facilmente”. Sono oltre 520 i morti, di cui 71 bambini e circa 19.600 gli arresti dall’inizio delle proteste. Solo alcuni dei numeri che spiegano la repressione delle libertà messa in atto dal regime iraniano. A Piacenza da settimane è nato il comitato “Donna, vita, libertà” per chiedere uguaglianza, giustizia sociale e la fine di un sistema dittatoriale e oppressivo.
“Sono in Italia da sei anni, ma in questi ultimi quattro mesi la mia testa e i miei pensieri sono rivolti ai miei famigliari in Iran – racconta Zahra (nome di fantasia) -, sono però 44 anni che il popolo subisce i soprusi del regime. Quello che stiamo facendo nel nostro paese non è una lotta solo nostra, ma è una sfida che ci vede uniti a tutti quei popoli che stanno subendo le decisioni e le negazioni delle libertà fondamentali di cui si macchia quotidianamente la repubblica islamica”. “Questo regime vuole avere il controllo del paese, ma non è in grado di governarlo neanche dal punto di vista dei servizi di base – spiega – siamo in inverno, l’Iran è la seconda fonte di gas del mondo e nonostante questo il popolo è al freddo”.
“Vogliamo ringraziare il comitato Donna, vita, libertà che ci aiuta a fare arrivare la nostra voce, quella del popolo iraniano alle persone e alle istituzioni italiane ed europee”. le parole dei due ragazzi di cui non mostriamo i volti per una questione di sicurezza, a tutela in particolare dei loro famigliari che vivono ogni giorno i drammi della repressione e della crisi economica in cui versa il paese.
“La mia speranza è che un giorno si riesca ad abbattere un regime che per 44 anni ha diviso gli uomini e le donne – conclude Zahra – è giunto il momento di creare una realtà di uguaglianza sociale dove nessuno sia discriminato per il proprio genere o per la propria fede”. In questi giorni il parlamento europeo ha inserito i Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica nella lista dei terroristi, una presa di posizione importante per migliaia di uomini e donne che rischiano la propria vita chiedendo il rispetto delle libertà fondamentali. “Voglio esprimere la mia gratitudine verso il parlamento europeo e al presidente Roberta Metsola per tutti gli sforizi politici e diplomatici a favore della democrazia”.

Gli articoli più letti della settimana
1.
Viaggio tra gli espropriati della Statale 45 «Per un metro di asfalto una vita stravolta»
2.
Lulù, cucciola con soffio al cuore cerca famiglia: «Non può crescere in canile»
3.
"Pensatore di sistema" al Politecnico in arrivo l'ingegnere del futuro
4.
Tragedia di via Beverora, è morta la giovane caduta dal palazzo

